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Ci vogliono competenze, non questionari

Pochi giorni fa altri 1.700 (circa) risparmiatori hanno bussato alle porte dell’Anac, l’autorità anticorruzione, per accedere al Fondo Solidarietà e farsi ridare i risparmi perduti con le obbligazioni subordinate delle nostre “Magic 6” (Marche, Ferrara, Chieti, Etruria, Veneto Banca e Vicenza). La ragione è nota: “presunte irregolarità” nella manipolazione dei profili MiFID, per collocare le famigerate obbligazioni subordinate.

Sai che novità. Chiunque abbia sottoscritto anche solo un PAC allo sportello ha esperienza di quella mera formalità che è il questionario MiFID. Una serie di domandine a scelta multipla a cui si risponde insieme al consulente, un po’ come si faceva con gli esercizi di preparazione all’esame scritto della patente di guida. La risposta giusta è chiara: il tram ha sempre la precedenza. E conosco bene le caratteristiche dei principali prodotti finanziari.

Una formalità assoluta. Peggio: una scocciatura. Tanto si è già deciso che cosa acquistare, ne abbiamo appena parlato con il consulente della banca. E allo stesso modo, molti risparmiatori aprono un conto titoli online, compilano il questionario MiFID, e poi cliccano con fastidio per chiudere la notifica con cui la banca li avvisa che no, l’operazione che stanno per effettuare non corrisponde al loro profilo di rischio.

Le storie che emergono dalla vicenda delle obbligazioni subordinate mettono giustamente rabbia. Casalinghe con la licenza elementare e pensionati che puntano tutti i loro risparmi nel prodotto consigliato dalla banca. Si usano parole pesanti, come “inganno”. E vengono spontanee, se pensiamo al patrimonio di fiducia che è stato bruciato in questa vicenda. E se non c’è dubbio che ci sono state “irregolarità”, c’è una questione molto più ampia.

Parlare (di nuovo) di educazione finanziaria può sembrare superfluo. Ma al di là dei convegni, delle iniziative con le scuole, delle tante azioni molto di immagine, sarebbe davvero il momento di trovare il modo di dare ai risparmiatori le basi per capire dove mettono loro i soldi. Altrimenti avremo solo altre normative, altre scartoffie e scocciature per imporre una trasparenza che sarà spesso nuovamente vanificata dal comportamento dei singoli. Da qualunque parte dello sportello (o dello schermo) si trovino.

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