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I soliti, notissimi cloni

Se per qualunque ragione (un guasto a Netflix, ad esempio) ultimamente avete acceso la TV all’ora di cena, avrete notato un fenomeno strano. I programmi clone. Ci sono, per esempio, tre trasmissioni, della medesima durata e in orari quasi perfettamente sovrapponibili, che si basano sullo stesso concetto. Nella prima, due concorrenti devono indovinare il mestiere di una serie di persone comuni. Nella seconda, la coppia di concorrenti deve azzeccare l’età di esimi sconosciuti. Nella terza, ancora una coppia deve capire in che modo alcune persone si relazionano a un solo individuo, protagonista del quiz. Il primo programma è per così dire storico e di consolidato successo. Gli altri due sono arrivati dopo e cercano di replicarne il modello, anche dal punto di vista dello stile di conduzione. 

Sempre sulla TV generalista, e alla stessa ora, facendo zapping troverete due talk show di “approfondimento politico” con formule (e conduttrici!) simili. Se, stanchi del piccolo schermo, voleste andare al cinema (sempre perché Netflix non funziona) trovereste un’ondata di sequel, prequel e nuove versioni di pellicole di grande successo. Dell’Uomo Ragno, per dire, negli ultimi anni ci è stata risparmiata solo la versione vegana.

L’industria dei media è stata tra le prime a venire colpita dalla trasformazione digitale. Napster ha cambiato il modo di ascoltare musica (gratis) più di 20 anni fa. E l’industria dei media si è difesa puntando su prodotti sicuri e a minore rischio: quelli che il cliente conosce, da un lato, e quelli che hanno funzionato per altre aziende, dall’altro. Film tutti uguali. Cantanti tutti uguali, che durano fino al prossimo talent. Romanzi in serie da cui trarre saghe cinematografiche. Perché investire in qualcosa di nuovo, quando posso tirare a campare con uno sforzo (e un rischio) molto minore?

C’è un fenomeno simile anche tra alcune realtà del Finance. È un dato di fatto che sul mercato ci sono aziende che hanno trovato modelli unici, spesso in mercati di nicchia, con ottimi risultati. Queste esperienze sono il frutto di un mix di momentum, competenze e opportunità. Molte banche, di fronte alla necessità di doversi ripensare completamente, stanno “imitando i mass media” nel rispondere alla sfida digitale. Con la clonazione dei modelli di successo, appunto. Sono anni che leggendo i piani industriali trovo obiettivi ambiziosi nel private banking, nelle reti di consulenza, nella bancassurance. Tutti ambiti che richiedono investimenti importanti e in cui ci sono gli altri attori molto ben posizionati e con competenze distintive. Per non parlare di obiettivi più vaghi, come i “servizi alle PMI”, segmento puntualmente definito “underserved”, ma a cui molti si rivolgono in modi desolatamente tradizionali.

Intanto, nel mondo reale, si incontrano diverse idee geniali di startup affamate di investimenti e partnership: non è tutto oro quello che luccica, anzi, di oro ce n’è probabilmente poco, ma nell’enorme mare di proposte le opportunità (o anche solo un’idea, sarebbe già qualcosa) per un nuovo modello di business non mancano. A mancare è piuttosto il coraggio di correre il rischio (sul mercato e all’interno dell’azienda bancaria) di proporre qualcosa di nuovo e davvero disruptive. Salvo cercare di replicare il successo della Netflix di turno e imitarne il modello quando sarà ormai troppo tardi.

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