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RUBRICA Credito&Imprese

Aumentano le imprese italiane puntuali nei pagamenti commerciali

IL COMPARTO DEI SERVIZI FINANZIARI CONFERMA LE MIGLIORI PERFORMANCE, MENTRE IL COMMERCIO AL DETTAGLIO È ANCORA UNA VOLTA IL SETTORE CHE MOSTRA LE MAGGIORI CRITICITÀ. IL NORD EST L’AREA PIÙ VIRTUOSA, DIFFICOLTÀ TRA LE AZIENDE DEL SUD

Secondo quanto emerso dallo Studio Pagamenti realizzato da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, a marzo 2018 migliora l’andamento dei pagamenti in Italia. A fronte di una generale continuità con il trend registrato a dicembre 2017, i dati rilevati mostrano un andamento ancor più positivo se confrontati con quelli di marzo dello scorso anno: il numero di aziende puntuali nei pagamenti è in crescita costante (+4,5%), con un importante calo di quelle con ritardi gravi (-10,8%). L’Italia rimane però un paese in cui si paga con una media di 82 giorni: quasi 3 mesi per incassare una fattura, con punte di 127 giorni nella Sanità e 102 nella costruzione di edifici.

Centrale la gestione del credito commerciale

Tutto ciò dimostra che le aziende non devono abbassare la guardia nella gestione del credito commerciale, che ora più che mai è un fattore centrale della vita aziendale, insieme alla qualità dei prodotti e alle strategie commerciali. Le aziende che hanno ottenuto le migliori performance sono infatti quelle che hanno utilizzato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela. La puntualità dei pagamenti è quindi diventata uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e individuare i clienti da fidelizzare e su cui investire.

CRIF AB 05 grafico 01

Il trend nazionale

Anche se i livelli sono ancora distanti dal 2008, CRIBIS fotografa uno scenario positivo per le imprese italiane, che mostrano una crescita rispetto all’anno precedente pari all’1,6% (37,2% a marzo 2018 contro 35,6% a marzo 2017) con una conseguente diminuzione delle aziende con ritardo nei pagamenti superiore ai 30 giorni (10,7% a marzo 2018 contro 12% a marzo 2017). I principali indicatori dello studio realizzato da CRIBIS sono, da un lato, la tendenza delle aziende a pagare i propri fornitori entro la data di scadenza e, dall’altro, i dati relativi ai ritardi considerati gravi, in caso di saldo oltre 30 giorni dal termine stabilito.

CRIF AB 05 grafico 02

Il trend regionale

A livello regionale è ancora una volta il Nord Est l’area geografica più affidabile, registrando il 45,9% di pagamenti entro i termini, ben al di sopra della media nazionale, a fronte del 6,6% di ritardi superiori a 30 giorni. Positivo anche l’andamento del Nord Ovest, sopra la media nazionale, con il 42,4% di imprese regolari nei pagamenti e il 7,5% in ritardo, in linea con i dati registrati nel trimestre precedente. Le regioni del Centro, invece, presentano una situazione meno positiva, con numeri inferiori alla media nazionale, ma pressoché in linea con i dati rilevati a dicembre 2017. Da notare, in particolare, che le imprese che pagano con ritardo grave sono ferme al 12,3%, seppur al di sotto del dato nazionale. In linea con i dati rilevati a dicembre 2017, sono le aziende meridionali a mostrare maggiori criticità: soltanto il 23,8% delle imprese di quest’area, infatti, riesce a rispettare i termini di pagamento. Entrando nel dettaglio dei dati regionali, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni più virtuose in materia di pagamenti, registrando rispettivamente il 47,1% (in calo di 0,4 punti percentuali rispetto a dicembre 2017) e il 47% (in aumento di 0,2 punti percentuali), seguite dalla Lombardia al 46,1%. Le performance peggiori si riscontrano ancora una volta in Sicilia con il 19,3%, seguita da Calabria e Campania (rispettivamente con 22,3% e 23,3%), mentre il Centro mostra un quadro più eterogeneo, alternando dati positivi (come il 43,8% delle imprese regolari nei pagamenti delle Marche) a prestazioni negative (come il Lazio con il 26,4% di aziende virtuose nei pagamenti e il 15,1% di imprese ritardatarie). A livello provinciale, Brescia, Bergamo e Lecco si confermano le più virtuose, mentre Caltanissetta scende all’ultimo posto tra le province ritardatarie nei pagamenti, seguita da Reggio Calabria ed Enna. In linea generale, al fine di dare un’interpretazione corretta di quest’analisi, è fondamentale andare oltre la territorialità: per superare le differenze sostanziali tra Nord e Sud e dare una chiave di
lettura quanto più completa è necessario osservare il tessuto economico, le dimensioni e le tipologie delle varie aziende.

L’andamento per settori merceologici e tipologie di aziende

Le imprese del settore finanziario registrano i risultati migliori con il 48,1% di aziende che si sono distinte nei pagamenti e solo l’8,1% che paga oltre i termini. Seguono le imprese del comparto industriale e produttivo, che mostra dati positivi non solo per quanto riguarda le aziende puntuali nei pagamenti (43,2%), ma che registra anche, tra tutti i settori oggetti dell’analisi di CRIBIS, la percentuale più bassa di imprese con ritardi oltre i 30 giorni (solo il 7,3%). Il settore del commercio al dettaglio è ancora una volta quello che presenta maggiori criticità a confronto con gli altri ambiti, in linea con l’andamento di fine 2017: a marzo 2018, infatti, solo il 26,5% di aziende del settore ha pagato con regolarità i propri fornitori, a fronte del 16,1% di imprese che ha accumulato ritardi significativi in materia di pagamenti e di un ampio numero di realtà (57,4%) che ha registrato ritardi entro i 30 giorni. L’analisi dei pagamenti per dimensione aziendale sottolinea la puntualità nei pagamenti delle micro realtà, entro la scadenza nel 37,2% dei casi. Puntuali sì, ma spesso anche in difficoltà nell’onorare gli impegni concordati con i propri fornitori. Il 10,7%, infatti, paga con ritardo allungando i tempi oltre il mese. Situazione opposta per le grandi realtà: virtuose solo nel 13% dei casi, raramente saldano i debiti con grande ritardo (solo nel 5,1% dei casi). Situazione intermedia, infine, per le piccole imprese, che registrano percentuali di ritardi gravi pari al 5,3%, mentre i pagamenti regolari si attestano al 26,1%.

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