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RUBRICA Credito&Imprese

Credito alle imprese sempre più digitale

IL “DIGITAL LENDING” PIACE ALLE PMI E LE IMPRESE 4.0 SONO SEMPRE PIÙ DIGITALI. NELLO SCENARIO DI MERCATO E NORMATIVO, LA GOVERNANCE È UNA COMPONENTE RILEVANTE NELLA VALUTAZIONE DELLE IMPRESE DA PARTE DELLE AZIENDE DI CREDITO

Il 2018 si è aperto con una situazione di calma piatta per quanto riguarda le richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti da parte delle imprese italiane ma lo scenario di mercato che si sta profilando presenta molti aspetti interessanti. Ad esempio, una recente analisi presentata all’interno del CRIF Market Outlook su “Digital lending alle PMI” ha evidenziato come, seppur ancora con volumi poco significativi, negli ultimi 12 mesi si sia registrato un aumento più che doppio delle domande di credito presentate dalle imprese ai P2P Lender e alle piattaforme di credito online. Un fenomeno, questo, già consolidato nei Paesi extra-UE ma che in Italia è ancora agli albori e con potenzialità tutte da esplorare.

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Il digital lending piace alle piccole

Nello specifico, a guidare questo trend sono le imprese più giovani e più piccole, spesso più dinamiche nel cogliere le nuove opportunità. La metà delle domande di credito dirette ai P2P lender proviene, infatti, da imprese costituite da meno di 5 anni mentre una richiesta su tre è effettuata da imprese con fatturato inferiore ai 500mila euro.

Nuove direttrici e best practice nella valutazione delle imprese 4.0

Ma la ricerca di nuovi canali di finanziamento non è l’unico elemento di interesse che emerge dalle osservazioni prodotte da CRIF. Infatti, è indubbio che anche le imprese italiane stiano cambiando per orientarsi su modelli sempre più digitali. Con il modello di “impresa 4.0”, infatti, non si sta solo amplificando la relazione tra sistemi fisici e digitali e l’utilizzo di macchinari intelligenti, ma si sta consolidando l’utilizzo di dati e informazioni (Internet of Things e web) come strumento per creare valore e prendere decisioni sempre più tempestive e affidabili sugli aspetti più disparati, che vanno dalla produzione alla selezione delle opportunità di business, fino agli investimenti. Nel 2018 il piano impresa 4.0 è entrato in una seconda fase: la Legge di Bilancio 2018 ha infatti confermato e ampliato gli incentivi per stimolare gli investimenti nella digitalizzazione delle imprese, prorogando le misure introdotte nel 2017 (super-ammortamento, iper-ammortamento e nuova Sabatini).

Nuove dimensioni di analisi: il ruolo della governance

Un altro aspetto rilevante che emerge con forza nell’attuale quadro normativo riguarda la necessità – sia in fase di valutazione che di monitoraggio – di un’analisi approfondita della governance e delle eventuali variazioni della stessa per cogliere, tra le altre cose, eventuali elementi predittivi del deterioramento del credito. Infatti, le metriche quantitative tradizionali di tipo economicofinanziario e le analisi di bilancio e settoriali consentono solo in parte di cogliere tali aspetti. Da qui nasce l’esigenza di attribuire alla governance una valutazione sintetica e quantitativa (score), al fine di inserirla tra gli aspetti da valutare ai fini dell’attribuzione del rating complessivo. A tal proposito, CRIF ha recentemente condotto uno studio originale sui portafogli small business e corporate di aziende di credito di medio-grandi dimensioni, con l’obiettivo di indagare fenomeni oltre la valenza puramente numerica quali, ad esempio, operazioni straordinarie e dinamiche connesse al rating di legalità, partecipazioni societarie e totalità del gruppo a cui l’impresa appartiene, corporate governance, non solo attraverso elementi negativi, ma cogliendo ulteriori criticità che impattano sul rischio di credito. Nello specifico, dallo studio di CRIF è emerso come nella fascia di rischio medio-bassa individuata dai classici indicatori di rischio, la valutazione di nuove dimensioni tipicamente più qualitative sulla corporate governance porti a un risultato molto significativo (notching) addirittura in una impresa su due. In particolare, l’analisi ha evidenziato come nel 30% dei casi ci si trovi in presenza di un maggior rischio dovuto a criticità riconducibili a profili di corporate governance degli esponenti e dei soci. Nel dettaglio, le imprese con soci con esperienze precedenti “rischiose” presentano un bad rate triplo rispetto alle altre. La ricerca ha evidenziato inoltre come nel 18% dei casi il rischio aumenti in considerazione delle operazioni di ingegneria societaria poste in essere dalla controparte e che, soprattutto nelle entità di maggiori dimensioni, nel 5% dei casi le criticità siano riconducibili agli organi di vigilanza e controllo. L’adozione “sul campo” di tali nuovi indicatori predittivi ha consentito alle aziende di credito oggetto del campione di ottenere consistenti benefici, in termini di riduzione del bad rate di portafoglio e dei tempi di istruttoria, con conseguente maggiore focalizzazione sullo sviluppo della relazione con le nuove realtà imprenditoriali.

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