creditoimprese 460
RUBRICA Credito&Imprese

La filiera agroalimentare: una grande opportunità per gli istituti di credito

Perché l’agroalimentare continuerà a crescere: all’analisi di filiera, ecco le previsioni sul settore per i prossimi tre anni

Le previsioni rivestono un ruolo chiave nei processi decisionali sia del settore pubblico sia del privato. Non fa eccezione quello bancario, dove sono molteplici gli ambiti di applicazione: dallo stress testing al supporto alle strategie di trading fino alla definizione delle politiche creditizie. In un contesto economico caratterizzato da forti connessioni intra e inter settoriali, gli intermediari finanziari sono infatti chiamati a considerare tutti i fattori di rischio cui sono esposti, anche quelli non tipici del settore. Shock che si originano in settori specifici dell’economia reale potrebbero infatti propagarsi al sistema bancario attraverso il canale creditizio. In questo contesto si inquadra l’outlook previsionale, prodotto da CRIF in collaborazione con Nomisma, sulla filiera Agroalimentare tra le più rilevanti nell’economia nazionale, contando oltre 1,2 milioni di imprese e un fatturato pari al 15% del totale, e con un peso significativo nei portafogli crediti delle banche.

AB 11 CRIF immagine

Il contesto macro in cui opera la filiera agroalimentare

Per comprendere le potenzialità delle imprese facenti parte della filiera Agroalimentare è indispensabile sottolineare come anche nel 2017 sia proseguita la ripresa dei consumi food & beverage grazie al miglioramento dello scenario macroeconomico nazionale e del maggiore potere di acquisto delle famiglie, che hanno speso oltre 243 miliardi di euro in generi alimentari e bevande, con un balzo a valori costanti dell’1,5% rispetto al 2016. Tale aumento è da ricondursi in primis alle dinamiche del fuori casa (+3,7%), che vale 83 miliardi, ossia il 34% del totale; in lieve crescita anche la componente domestica (+0,5%), che intercetta i restanti tre quarti della spesa per alimenti degli italiani.

I cambiamenti più significativi si sono registrati nella composizione dei consumi alimentari, sotto la spinta dei nuovi trend di consumo e stili di vita. Tra i nuovi driver di consumo, origine, qualità certificata e valori salutistici degli alimenti rappresentano i principali fattori che stanno riconfigurando il carrello della spesa. Da anni continuano, difatti, ad aumentare le vendite dei prodotti che richiamano l’italianità (100% Made in Italy, DOP…), degli alimenti ad alto contenuto di servizio che assicurano time saving (es. piatti pronti ed insalate IV gamma) cosi come di quelle referenze che garantiscono attributi di salubrità e naturalità (si pensi agli alimenti free-from o rich-in). In tale scenario, in cui si presta sempre maggiore attenzione a ciò che si mangia, un ruolo di primissimo piano è giocato dal biologico: nel giro di pochi anni il numero di famiglie acquirenti di prodotti a marchio bio è infatti passata dal 53% del 2012 all’attuale83%.

Si è però ancora ben lontani dai tempi pre-crisi tanto che se si considera il trend decennale, i consumi interni risultano nel complesso in calo del 5,2%. Notizie più positive arrivano dalla capacità di presidio dei mercati internazionali. Nel medesimo periodo la domanda estera di prodotti Made in Italy non ha accennato ad arrestarsi: nel 2017 le vendite sui mercati internazionali, vero traino del fatturato dell’agroalimentare italiano, hanno raggiunto 40 miliardi, +67,8% su base decennale e +5,5% rispetto al 2016. E, sebbene sia in lieve rallentamento, l’espansione dell’export continua anche nel 2018 (+2,5% nel I semestre).

Outlook previsivo

In questo quadro si inserisce l’analisi previsionale della filiera per il prossimo triennio, definita con una suite di modelli econometrici predisposti da CRIF e nella cui specificazione sono inclusi i principali fattori esogeni ed endogeni in grado di influenzarne le performance. Assumendo uno scenario di moderata ripresa dell’economia nazionale e di sostanziale stabilità dei prezzi delle commodity agricole, per il periodo 2018-2020 si stima una crescita media annua a prezzi correnti della produzione di filiera pari al 4%, superiore a quella stimata per l’economia nazionale (3,5%).

All’interno della filiera Agroalimentare, la performance migliore è quella delle imprese dei Servizi (+4,6% medio), che beneficeranno maggiormente della prosecuzione del trend di crescita dei consumi “away from home”. L’export sarà l’altro grande fattore trainante la produzione nazionale, che spingerà in particolar modo gli anelli di Trasformazione e Materie Prime. Meno positiva rispetto al resto della filiera, invece, la crescita prevista per l’anello della Distribuzione (+3%), penalizzato dal rallentamento delle vendite nella GDO.

In termini di redditività si prospetta una condizione di sostanziale stabilità per le imprese della filiera. La performance più positiva si rileva per l’anello Materie Prime, con una redditività stimata all’8,4%, in leggera crescita rispetto al 2017. In questo caso, gli elementi trainanti saranno la crescente spinta dell’export accanto ad un corso favorevole dei prezzi dei fattori produttivi (es. mangimi). Per i restanti anelli, la redditività resterà stabile come risultato della compensazione tra la crescita degli ordinativi ed un lieve aumento nei prezzi degli input produttivi (materie prime agricole ed energia).

Concludendo, il trend di cambiamento di stili alimentari e di vita, unitamente al consolidamento delle vendite nei mercati internazionali dei prodotti food Made in Italy, pongono la filiera agroalimentare come ambito di grande interesse per gli intermediari finanziari che intendano perseguire obiettivi di crescita sostenibile delle erogazioni. Contrariamente a quella di settore, l’analisi di filiera, consente una visione “verticale” delle imprese utile a cogliere l’effetto sistemico nelle performance di aziende tra loro collegate e definire politiche di credito mirate sulla specificità delle realtà che ne fanno parte. Al contempo, l’analisi di filiera sviluppata da CRIF e Nomisma non intende andare a sostituirsi ai modelli di analisi consolidati per comprendere le dinamiche del tessuto produttivo italiano, ma vuole essere uno strumento aggiuntivo a disposizione degli istituti di credito per meglio comprenderne le differenze e abilitare politiche creditizie coerenti con le peculiarità riscontrate.

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

ALTRE RUBRICHE

Blog Banca
Women Bank

Questo sito utilizza cookies per garantire le proprie funzionalità ed agevolare la navigazione agli utenti, secondo la Cookies Policy.
Cliccando "Acconsenti" l'utente accetta detto utilizzo.