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Le aziende del territorio emiliano sono in buona salute

CRIF E NOMISMA HANNO REALIZZATO PER CONFINDUSTRIA EMILIA UN’INDAGINE SULLE FILIERE PRODUTTIVE AL FINE DI SVILUPPARE UN NUOVO MODELLO DI LETTURA DEL TESSUTO PRODUTTIVO

Lo studio, che si inserisce nel progetto ‘Osservatorio Filiere’ che nei prossimi anni verrà sviluppato con cadenza periodica, offre una panoramica dettagliata del sistema delle filiere presenti nei 126 Comuni del territorio di competenza (Bologna, Modena, Ferrara) rispetto al contesto produttivo presente nelle province in cui opera Confindustria Emilia, nonché al contesto italiano più in generale. Alla luce dei risultati prodotti, il sistema delle filiere definito da CRIF e Nomisma è divenuto lo strumento strategico e operativo per lo sviluppo associativo, tanto che Confindustria Emilia ha rimodulato la propria governance politica e di rappresentanza associativa approvando un nuovo schema organizzativo strutturato sulla base proprio delle 20 filiere individuate nello studio.

La struttura dell’analisi

Per individuare le filiere è stato utilizzato un approccio metodologico su una base dati iniziale composta dai codici Ateco, arricchita con informazioni provenienti dal web estratte con algoritmi di text mining, in modo da ricostruire le relazioni commerciali tra tipologie di aziende. Le elaborazioni effettuate su questa base dati hanno consentito di raggruppare tra loro le aziende simili e di far emergere le relazioni tra gruppi. I gruppi con maggiore intensità di relazioni tra loro sono stati clusterizzati in filiere. Su alcune filiere, come ad esempio la meccanica, sono state sviluppate ulteriori sotto-segmentazioni, per identificare filiere particolarmente rilevanti nel territorio delle province di Bologna, Modena e Ferrara, come ad esempio il packaging e la meccatronica. Inoltre, è stata condotta un’analisi territoriale delle 20 filiere individuate, andando a collocare sul territorio nazionale tutte le aziende italiane appartenenti ad ogni filiera. In questo modo è stato possibile abilitare analisi a livello di regione e di provincia, per poter evidenziare meglio le differenze del territorio dove operano gli associati di Confindustria Emilia.

La classificazione delle aziende in filiera

Il patrimonio informativo utilizzato nello studio ha consentito, inoltre, l’individuazione della posizione prevalente lungo filiera: le aziende di ogni filiera sono state collocate in anelli “a monte” o più “a valle” in funzione del ruolo che giocano nella filiera stessa. Questo ha permesso di isolare nelle filiere gli anelli:
• “produzione”, dedicati alla produzione di materie prime, componentistica, e semilavorati;
• “trasformazione”, in cui si trovano i produttori dei beni finiti, gli assemblatori, etc;
• “distribuzione”, dedicati alla parte di commercializzazione dei beni;
• “servizi”, in cui sono compresi i fornitori di servizi e beni a supporto della filiera (si pensi ad esempio ai servizi di progettazione e ai laboratori nelle filiere meccaniche, ai produttori di macchine agricole per la filiera agroalimentare, etc).

Una volta completata la classificazione per tutte le aziende italiane, lo studio condotto da CRIF e Nomisma, ha individuato un set di indicatori che esprimono alcune caratteristiche delle filiere e del loro ruolo nella realtà del territorio di Bologna, Modena e Ferrara. Alle filiere è stata data in primo luogo una misura di consistenza, ovvero la composizione secondo determinati criteri di rilevamento delle dimensioni della filiera stessa, che ha fornito una descrizione in termini di numerosità degli associati, numerosità degli addetti e del fatturato. Le 20 filiere restituiscono adeguatamente la complessità dell’Associazione e trovano conferma nel numero degli associati e/o nel fatturato complessivo: alcune filiere, infatti, pur avendo un numero di associati inferiore ad altre, sono caratterizzate da un numero di addetti e/o un fatturato significativi.

CRIF AB 07 08 tabella01

Aziende meno rischiose

Parallelamente è stata realizzata un’analisi di copertura tesa a confrontare, per ogni singola filiera, il numero di aziende, il numero di dipendenti e il fatturato in relazione al totale del tessuto produttivo nelle tre province. Per tutte le filiere è emerso come le aziende associate siano un numero ristretto rispetto al totale aziende nelle tre province, ma rappresentano una quota molto importante del totale addetti e del totale fatturato di filiera sul territorio di riferimento. L’analisi ha approfondito anche la situazione economica-finanziaria delle aziende, prendendo in considerazione l’andamento di Valore Produzione, Utile/Perdita e ROI nel periodo 2012-2016 (ultimo bilancio depositato) per ciascuna filiera, e il rapporto con il credito, con indicazioni sulla fiducia del sistema creditizio verso le filiere e la rischiosità creditizia delle stesse. In questo specifico ambito è emerso come le aziende associate a Confindustria Emilia siano mediamente meno rischiose delle omologhe non associate e comunque presenti nelle tre provincie interessate. Il fenomeno è ancora più evidente se si allarga il perimetro di osservazione su scala nazionale, probabilmente a causa della dimensione aziendale, che risulta mediamente più grande tra gli associati italiani.

CRIF AB 07 08 tabella02

Altri indicatori per la filiera

In virtù dell’ampio patrimonio informativo disponibile, l’analisi di filiera è stata ulteriormente articolata andando ad elaborare altri indicatori sintetici fondati su dati finanziari e di rischio delle aziende che compongono le filiere (ad esempio, dimensioni legate al rischio di credito attuale e atteso della filiera). In conclusione, l’analisi di filiera non intende andare a sostituire ai modelli di analisi consolidati per comprendere le dinamiche del tessuto produttivo italiano, ma vuole essere uno strumento in più per meglio comprenderne le differenze e abilitare azioni coerenti con le peculiarità. In particolare, le evidenze prodotte dallo studio sulle tre province emiliane hanno mostrato come l’analisi per filiera possa rappresentare un nuovo modo di osservare il tessuto produttivo italiano, permettendo di allargare la prospettiva e considerare con una vista d’insieme i settori trainanti e i settori correlati ad essi. Inoltre, l’analisi per “anelli” di filiera può rappresentare un valido aiuto a comprendere come all’interno di una filiera esistano profonde differenze a seconda del ruolo delle aziende nel processo produttivo, sia in termini di performance che in termini di esigenze. Infine, l’approccio per filiere consente di declinare le attività produttive sui territori di appartenenza, nell’ottica di svilupparne e potenziarne l’attrattività. Per altro, anche gli istituti di credito possono trarre vantaggio da un approccio di filiera per comprendere al meglio le specifiche dinamiche e definire una strategia di servizio mirata. Inoltre, la mappatura delle relazioni tra i settori potrà garantire un allargamento della clientela potenziale ai comparti maggiormente collegati ai settori in crescita, preservando le linee guida.

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