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RUBRICA Credito&Imprese

Ritardi di pagamento della PA ed equilibrio finanziario delle imprese

UN’ANALISI DI CRIF SPIEGA COME I RITARDI DI PAGAMENTO DELLA PA NEL PERIODO 2011- 12 ABBIANO IMPATTATO SULL’EQUILIBRIO FINANZIARIO DELLE IMPRESE FORNITRICI DELLO STATO. UNO SCENARIO IN MIGLIORAMENTO DAL 2013 MA CHE POTREBBE RIPRESENTARSI

Non sono soltanto i risparmiatori e i “Bot people” a finanziare il debito pubblico. Un ruolo importante è svolto anche dai fornitori della Pubblica Amministrazione che finanziano lo Stato. È infatti cosa nota che le imprese fornitrici della PA debbano aspettare più delle altre per riscuotere i propri crediti, anche se negli ultimi anni il divario si è sensibilmente ridotto. Per valutare i reali effetti di questa prassi consolidata, uno studio prodotto da CRIF insieme al professor Andrea Resti dell’Università Bocconi e al dottor Cesare Romano ha analizzato il tema partendo dall’approfondimento dell’impatto sulle imprese di una grave crisi di fiducia nel debito pubblico italiano, come quella intervenuta nel 2011-12, scenario che non si può escludere possa verificarsi nuovamente. Lo studio, che si è giovato dei database e degli strumenti di analisi di CRIF, dà la misura delle distorsioni strutturali che ancora oggi esistono tra fornitori della PA e le restanti imprese.

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Un‘analisi retrospettiva per valutare gli effetti distorsivi derivanti dai ritardi di pagamento della PA

Le cause delle lungaggini nei pagamenti dei debiti verso fornitori della PA possono essere individuate in diversi fattori: inefficienze interne, problemi di liquidità, disallineamento tra entrate e uscite, effetti del Patto di stabilità interno e le cause civili tra PA e suoi fornitori. Al fine di valutare gli scompensi che ne derivano a livello di sistema, con un effetto domino che coinvolge l’intera filiera visto che le imprese a loro volta tendono a pagare in ritardo i propri fornitori, è stata prodotta un’analisi prendendo a riferimento la fase caratterizzata dalla crisi del debito sovrano del 2011- 2012 e gli anni a seguire. Durante la prima fase della crisi, la sfiducia verso i titoli di Stato italiani determinò principalmente due conseguenze: le difficoltà del Tesoro sul mercato primario indussero la PA a utilizzare in misura crescente i ritardi nei pagamenti delle forniture come “polmone” finanziario; il calo dei prezzi dei BTP in portafoglio alle banche indusse le autorità di vigilanza europee a richiedere al nostro sistema creditizio un più elevato quoziente tra mezzi propri e impieghi, ottenuto anche riducendo il credito alle imprese e/o praticando tassi più elevati.

Doppio razionamento del credito?

Lo studio verifica in primo luogo se i fornitori della PA abbiano sofferto di un doppio razionamento del credito, con le banche sempre più restie a prestare e la PA che imponeva tempi di pagamento sempre più svantaggiosi. In secondo luogo analizza i possibili benefici per i fornitori della PA delle misure di “smaltimento” del debito arretrato varate a partire dal 2013. Nello specifico, vengono considerate le performance economico finanziarie di un campione di fornitori della PA messi a confronto con un campione di controllo, costituito da imprese simili sul piano territoriale, settoriale e dimensionale, ma non fornitori della PA. Sono stati analizzati circa 15mila bilanci di fornitori della PA, negli anni 2010-2015 (circa 2.500 bilanci l’anno), più altri 13mila bilanci per il campione di controllo. Attraverso approfondite tecniche statistiche e indicatori specifici, l’analisi mostra come in effetti i fornitori della PA abbiano effettivamente subito un doppio razionamento: uno legato a politiche di offerta del credito particolarmente restrittive, l’altro legato alla mancata liquidità derivante da fatture non pagate.

24 giorni di DSO in più

Uno degli indicatori più significativi è il Days Sales Outstanding (DSO) che stima i giorni trascorsi in media tra fatturazione e pagamento: l’analisi mostra come le imprese che lavorano con la PA debbano aspettare 24 giorni in più per riscuotere i propri crediti rispetto alle altre imprese. Il divario risultava ancora più consistente negli anni 2011-2012, per ridursi negli anni successivi. Anche in termini di CCN sul totale attivo si nota infatti un importante gap tra i fornitori della PA e le altre imprese, con i primi che presentano un valore più elevato a causa di un ammontare di crediti verso clienti costantemente più elevato, che non può essere compensato né da un uguale livello di debiti verso fornitori né da una maggiore efficienza interna.

Gestione precauzionale della liquidità

Ma le imprese che lavorano con la PA presentano anche maggiori debiti bancari, probabilmente per un ciclo degli incassi più lento, che richiede finanziamenti più elevati per sostenere l’attività di tipo corrente. Oltre a ciò, il maggior ricorso al credito bancario può discendere dalla possibilità di utilizzare come garanzia, per operazioni di anticipazione e sconto, le fatture inviate alla PA, tradizionalmente considerate a basso rischio dal sistema bancario. Infine, i fornitori della PA mostrano un rapporto sul totale attivo superiore alle altre imprese, probabilmente perché sono obbligati a tenere una maggiore riserva di liquidità per fare fronte a tempi di pagamento molto lunghi. Ma detenere liquidità anche a scopo precauzionale rappresenta un costo, perché potrebbe impedire di cogliere opportunità di investimento, sia finanziarie che industriali, per il rilancio dell’attività d’impresa. Gli interventi correttivi introdotti a partire dal 2013 si sono dimostrati efficaci, comportando principalmente una riduzione dei termini di pagamento e del CCN nonché un aumento della liquidità, e nel corso degli ultimi anni la situazione è indubbiamente migliorata. Tuttavia le imprese che lavorano con la PA continuano ad essere sfavorite a causa della necessità di detenere una maggiore liquidità e a investire di più sul CCN e meno sugli asset d’impresa.

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